MICKY GUNS

Un viaggio intimo, evocativo, ad alto contenuto emozionale, in cui Micky ci racconta il suo grande amore per il blues minimale con chitarre Dobro e Parlor. Un ritorno nelle cosiddette terre esplose, traducendo letteralmente il titolo dell'EP, con suoni imbevuti di blues del delta, passaggi di slide e percussioni minimali, tra cui fusti di metallo a richiamare i propri fantasmi.
Il trionfo del silenzio in un futuro post atomico, di completa distruzione è qui attraversato e infranto da suoni rudimentali, essenziali.

Come il primo uomo sulla terra ad accendere il fuoco con due pietre, qui è la creazione del suono, della musica e al tempo stesso della necessità di comunicare attraverso questo linguaggio con ciò che ne rimane e ne è a disposizione.

L'EP è interamente autoprodotto da Micky Guns.
Composto da quattro brani, tre strumentali e due cantati, tra cui una cover di Baby please don't go. che vede un'unica formazione in trio, alla batteria Dario Talone e alla voce Jacopo Proietti.

Recorded, mixed and mastered: the Hysterism Studio - Vittorio Cipriani Musica: Micky Guns
Foto: Manuela Ragozzino
  Produzione: Micky Guns
Chitarre, voce: Micky Guns
Drumkit: Dario Talone
Voce in Baby, please don’t go: Jacopo Proietti

Il progetto di Micky Guns nasce dall' esigenza, attraverso un linguaggio originale,
di esprimere un percorso introspettivo dando un apporto personale alle evoluzioni del blues. Micky Guns, nato a Roma il 18 aprile 1984, dopo iniziali studi classici di flauto traverso e in seguito di chitarra, inizia il suo percorso ufficiale come chitarrista degli Edward Johnson and the Great Escape: band che affonda le radici nello Stoner Rock californiano, fortemente influenzato dal Blues, dà vita ad un sound di genere con una moltitudine di sonorità e atmosfere, riconoscibile e di grande impatto. Band attiva nell'underground italiano dal 2013, con la quale sono nati due album: rispettivamente The song from the Desert and the blues for the Devil (2013) e Reckless, Rusted, Blues (2016), periodo questo, in cui è stato fervente il contesto di performance live, dividendo il palco con molti artisti d'oltreoceano.
Da sempre influenzato dal blues e dal rock, dal 2017 avvia la collaborazione con lo scrittore Francesco Di Gregorio, esibendosi live con un Talk Blues chiamato Non c’è abbastanza Fernet per digerire la vita. ispirato all'omonimo libro e di cui le esibizioni vantano le collaborazioni di diversi artisti. Parallelamente fondano un

progetto in trio chiamato The lefty side of the blues con il quale è in composizione un album di inediti.
Nel 2021, maturando il suo percorso individuale, sta per vedere la luce il suo primo lavoro solista, un EP autoprodotto, caratterizzato dal sound delta blues, uscendo dalle classiche strutture e canoni, proponendo anche brani strumentali, il tutto tra chitarre Dobro, Parlor, cassa, Charleston e fusti di metallo
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